A partire dagli anni ’20 del novecento, a Napoli si affermò un genere teatrale popolare, che alternava il canto con la recitazione: si chiamava la “sceneggiata“. Questa forma di rappresentazione elementare della realtà si basava su tre figure fondamentali: isso (“lui”), l’eroe positivo; essa (“lei”), l’eroina; ‘o malamente (il cattivo), l’antagonista. Lo schema prevedeva la sconfitta finale del cattivo (‘o malamente), che assurgeva a simbolo della negatività morale. Come tale focalizzava il disprezzo della platea che, in alcuni casi, gli indirizzava anche insulti e minacce. Insomma, il ruolo di cattivo era sempre un ruolo scomodo. Giustamente, perché, almeno nella finzione, il bene doveva prevalere. Soprattutto, doveva…


