In questi ultimi giorni sono diventati virali alcuni video del format online di Fabrizio Corona “Falsissimo” intitolati “Il prezzo del successo”, in cui lo stesso Corona sostiene l’esistenza di un presunto “sistema” legato ad Alfonso Signorini e alle dinamiche di accesso a opportunità televisive. Con tanto di esibizioni di presunte chat e materiale a supporto delle sue accuse.
Ora: che la ricostruzione di Corona sia vera, falsa, parziale, deformata, strumentale, lo stabiliranno, se lo vorranno, i tribunali e non certo i commentatori, né io che scrivo da un blog. Ma una domanda penso sia il caso di porsela ed è questa: cosa può insegnarci questa brutta e squallida storia?
A chi, come me, ha superato i sessant’anni, poco o niente. Certe dinamiche del potere e del successo, ci sono già note da tempo. Ai giovani, invece, può insegnare molto, soprattutto nell’aspetto più importante: quello del funzionamento del meccanismo delle cooptazioni, che è valido non solo nel mondo dello spettacolo ma in ogni ambito in cui si snoda un percorso di carriera.
Allora viene da farsi altre domande: perché figure come Signorini, o, più in generale, chiunque occupi un posto “centrale” in un settore, finiscono col sedersi su una poltrona che può decidere il destino delle aspirazioni di tanti giovani? Perché in un mondo che si racconta meritocratico, la vita concreta di chi prova a entrare passa ancora da porte strette, e dietro quella porta c’è quasi sempre un custode?
Il punto è questo: i settori dove c’è competizione feroce e poche opportunità reali producono inevitabilmente gatekeeper, i guardiani del varco. Non è un complotto: è un assetto. E più l’opportunità è rara più quel varco diventa potere. Da qui nasce la cooptazione: non ti scelgo soltanto perché sei bravo; ti scelgo perché sei gestibile, perché ti devo e mi devi, perché mi riduci i rischi, perché ti inserisci bene nel mio equilibrio di relazioni, perché non mi farai ombra, perché mi sarai riconoscente, perché, soprattutto, non mi metterai in discussione.
Questa è la parte che ai giovani non viene detta quasi mai con chiarezza: la cooptazione non è soltanto “raccomandazione”, è un sistema di selezione fondato sulla lealtà prima che sulla competenza, sul debito prima che sul curriculum, sulla prossimità prima che sul valore. E qui entra la metafora del principe, che non è una fantasia medievale: il principe è chi controlla risorse scarse e può distribuirle; la corte è la rete di chi vive di quei favori; il resto sono i postulanti, cioè quelli che aspettano fuori sperando che qualcuno li veda. “Entrare nelle grazie del principe” significa ottenere la cosa più preziosa di tutte, oggi: la riduzione dell’incertezza. Ti toglie dal caos e ti mette in una corsia preferenziale. Ma come in ogni corsia preferenziale, il prezzo non è mai solo lavoro e talento: spesso è appartenenza. E l’appartenenza, quando un sistema si chiude, richiede prove: piccoli favori, piccole ambiguità, piccole rinunce alla propria autonomia, piccole “confidenze” che non c’entrano con il lavoro.
A volte non c’è nulla di penalmente rilevante: basta quel tanto di zona grigia che trasforma un rapporto professionale in un rapporto asimmetrico. È qui che si capisce la frase che molti usano senza volerla guardare davvero: “conoscere e condividere i lati oscuri del principe”. Non è per forza un romanzo criminale, non è per forza ricatto esplicito: è la moneta invisibile della complicità. Se io so qualcosa di te, tu sarai più prudente con me; se tu sai qualcosa di me, io sarò più prudente con te; se lo sappiamo entrambi, siamo legati. È un patto non scritto che produce protezione reciproca e, insieme, silenzio, omertà, complicità.
Cari giovani: qualunque carriera vogliate intraprendere, spesso è anche questo il sistema che governa gran parte degli accessi alla strada che sognate di percorrere. Vi piaccia o no. Certo, qualcosa viene lasciato anche al merito e al talento: qualcuno deve pur lavorare per tenere in piedi la baracca. Ma dovrete sudare e ingoiare molti bocconi amari per ottenere ciò che ad altri viene regalato. La mia generazione non è riuscita a cambiarlo. Provateci voi, se ci riuscite.


